25 Novembre 2020
Il Blog di RID 96.8 FM

25 Novembre

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“Mi hanno detto NON DENUNCIARE che tanto nessuno ti ascolterà. NON PIANGERE, è una cosa normale, capita a tutte prima o poi ma alla fine si risolverà. NON SCAPPARE, quella è la tua casa, la tua famiglia, la promessa che hai fatto anni fa e che devi mantenere, costi quel che costi. Ma io ad un certo punto mica ci ho creduto più a queste parole, no; un giorno, anzi, una sera, una di quelle in cui con un mazzo di fiori lui ha cercato di sedurmi chiedendomi scusa  – ma in realtà sapevo benissimo che quello schiaffo dato sarebbe ricomparso di lì a poco – ed io ho abbassato lo sguardo, sussurrando NON TI CREDO, NON TI CREDO PIÙ, a bassa voce; troppo bassa perché mi sentisse ma penso lo stessi dicendo a me stessa più che altro; bene, proprio quella sera, dicevo, ho aspettato che andasse in bagno, ho messo due cose due nella borsa e sono scappata via, da quella che era la mia casa, comprata con il sudore del lavoro in tutti quegli anni trascorsi tra finzioni e momenti di gioia, tra sorrisi e lacrime amare, lacrime che rigavano il mio volto di donna ferita fisicamente e moralmente, e sono scappata.

Una volta in strada non sapevo dove andare ma ricordavo che Valeria, la mia migliore amica, mi aveva dato un foglietto una volta con un numero scritto da “chiamare per le urgenze”, mi aveva detto. Potrei chiamare Valeria, ho pensato ma con due bambini piccoli non me la sentivo proprio di disturbarla a quell’ora; si sarebbe preoccupata e da mamma single dove avrebbe lasciato i figli…no, ho trovato il foglietto, 4 numeri, 1522, ho chiamato e mi ha risposto una signora gentilissima che, senza voler sapere poi troppo del perché la chiamassi, mi ha dato un indirizzo a cui andare, a cui rivolgermi. Ho preso un taxi e sono andata lì; ho suonato, mi hanno aperto la porta – il telefono, ho scordato il telefono ! – “non si preoccupi, signora, ora è al sicuro” , mi ha detto la signora …che poi come avesse fatto a capire il mio problema non lo so, forse dipendeva dai lividi sul volto e da quello sguardo spento che ormai mi sentivo addosso ogni istante della mia vita. Sono entrata in quella nuova casa, sì, ho accettato l’invito ed ho iniziato a fare esattamente il contrario di quanto mi avessero insegnato fin da piccola: HO DENUNCIATO, iniziando un percorso che mi ha portato, oggi, ad assaporare quella libertà che pensavo non avrei mai meritato. 

Oggi è 25 Novembre ed io sono qui, pronta nel mio completo bianco ad andare a parlare in una delle case anti-violenza che poi ho visitato in questi anni. Sì, perché, da quel giorno, il viaggio è stato lunghissimo, Lui ha iniziato a cercarmi, minacciarmi, mettere in mezzo i migliori avvocati del mondo, contro i miei amici, avversa la mia famiglia ma io ce l’ho fatta. Ce l’ho fatta e sono qui. Ce l’ho fatta e sono VIVA con una legge che mi ha tutelata, con donne che mi hanno aiutato, con un nuovo compagno che alle botte preferisce il dialogo ed il chiarimento. Oggi sono qui, VIVA a dire a gran voce che se mai avessi ascoltato il mio respiro imporre un cambio di rotta sono certa la mia vita avrebbe avuto una fine dolorosissima. E lo voglio dire alle donne e agli uomini che verranno ad ascoltarmi.

Lo voglio dire proprio oggi, GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, lo voglio dire che la violenza esiste e convive, sempre più, all’interno delle nostre case, nei nostri uffici, nella nostra famiglia. Lo voglio dire che nessuno mai al mondo dovrebbe vergognarsi a dire BASTA. Lo voglio dire che questa giornata è dedicata a coloro nel mondo che non ce l’hanno fatta a cui, da qualche anno, dedichiamo panchine, esponiamo scarpe rosse,  diamo il nome a convegni e centri antiviolenza. Lo voglio dire che il MAI PIÙ deve diventare non più una chimera ma una realtà vera che soltanto attraverso la cultura di genere potremo raggiungere. Lo voglio dire che denunciare è importante perché il silenzio uccide più del coraggio. Forse questo dovevano insegnarmi da piccola. Non importa, io l’ho capito a mie spese ed oggi, 25 Novembre, lo voglio urlare da quel microfono. Sì. Come inizierò? 

Semplice. Dicendo: IO SONO VIVA! Ah, ecco, è arrivata anche la mia famiglia …”

di Michela Bonafoni